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Valona tra le prospettive del turismo e vecchie ferite.

Valona, e tutto il sud dell’Albania, oltre ad essere tra le località più gettonate del turismo balneare albanese (che richiama turisti da tutto l’est Europa ma anche, in periodo no covid, dal resto d’Europa, Italia in testa), è anche zona di passaggio di traffici illegali (droga e armi) tra la mafia albanese e quella italiana.

“Il turismo in Albania quest’anno non è certo quello del 2019” – ci racconta un taxista del posto.

“Infatti, – continua mentre intorno alle 24 è già in procinto di tornarsene a casa – nonostante boulevard e lungomare siano pieni di gente, ad una certa ora della notte i locali chiudono, perchè non si può mettere musica.”

“L’anno scorso, fino al mattino portavo gente in discoteca. Quest’anno non è possibile. Gli italiani – conclude – sono una buona fetta del turismo in Albania, ma quest’anno proprio non se ne vedono.”

Al loro posto si sentono le diverse lingue dell’est Europa e si vedono polacchi, ucraini e soprattutto kosovari.

Intanto a Valona si continua a costruire nell’ambito della politica nel settore degli investimenti soprattutto per attrarre turisti. Strade soprattutto (in costruzione sulla collina di Kanine, a ridosso della baia di Valona, la strada che collegherà la città con le altre località balneari del sud dell’Albania). Una politica avviata non da molto tempo (circa cinque anni) dall’attuale primo ministro Edy Rama , con la costruzione del lungomare e degli edifici prospicienti.

I lavori per costruzione di una strada sul promontorio di Kanine

“Quello dell’aeroporto, ad esempio, – ci dice un valonese doc che però vive da trent’anni in Italia – è una notizia, ma finora qui non abbiamo visto niente, e si sa che qui in Albania (ndr: ma non solo) sono molto bravi a fare proclami”.

Quello che si vede a Valona, così come in altri luoghi (come ad esempio Saranda) deputati al solo uso e consumo del turismo, è però solo la facciata di una realtà decisamente più complessa.

Diverse, ad esempio, le cicatrici del post regime comunista: una ex fabbrica di sodio, di proprietà cinese (perchè durante il regime di Hoxha, nel secondo periodo, l’Albania ha rappresentato l’avamposto cinese del comunismo di Mao Tze Tung), a ridosso della spiaggia appena fuori il centro abitato è ancora oggi (a più di trent’anni dalla fine del comunismo) in completo stato di abbandono.

La ex fabbrica abbandonata

Sempre in questa zona di Valona inoltre vi è quello che è considerato il secondo “porto” della città, ovvero lo scalo merci (della Petrolifera Italiana) per le petrolifere da e per l’Albania.

Inoltre, sempre in questa zona di Valona, appena fuori il centro abitato, sulla spiaggia, questa sì non frequentata da turisti, e nel mezzo di una pineta per nulla curata, vi è il “terzo” porto della città, ovvero il Triporto, dove giacciono scafi e imbarcazioni sotto sequestro. “Che poi – ci dicono – vengono riutilizzate nottetempo abusivamente.”

Una panoramica della baia di Valona dove si distinguono i “tre” porti

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