L’effetto domino della globalizzazione

In “Quarto potere” si prefigurava un mondo controllato dai mezzi di informazione, oggi in piena pandemia “mediatica” si capisce quanto sia stata illuminante l’intuizione di Orson Welles.

Era infatti la prefigurazione di quella globalizzazione poi esplosa a fine anni ’90, quando i “no global” contestavano (anch’essi su scala globale) le organizzazioni internazionali (anch’esse globali per definizione) come il WTO (World Trade Organization).

Che le organizzazioni internazionali, in primis l’ONU, siano state necessarie (in particolare dalla fine della II guerra mondiale) per garantire la stabilizzazione degli assetti mondiali (e dunque anche la pace) è pacifico. Stabilizzazione che però ha implicato pure (soprattutto dalla caduta del muro di Berlino) una sorta di pensiero unico dominante (in particolare quello capitalistico).

Nel caso dell’attuale epidemia da covid 19 il ruolo dell’OMS (organizzazione mondiale della sanità) ma soprattutto dei mezzi di informazione nel dettare priorità, agende politiche e misure di contrasto al contagio del virus, è lampante.

Effetto domino che infatti ha riguardato, in particolare, i Paesi occidentali, relativamente alle misure di contrasto. Di pari passo, chiaramente, alla diffusione globale del contagio. L’emergenza sanitaria, insomma, ha creato una sorta di democrazia sospesa, di sovranità limitata, di restrizione di diritti e libertà.

Riflessione puramente politica, che chi la esprime di questi tempi viene tacciato di negazionismo, e che invece è semplice dato di fatto; al netto, chiaramente, della reale portata dell’epidemia, della virulenza e della mortalità del virus (questioni che però appartengono a considerazioni scientifiche e che hanno un altro metro rispetto a quelle politico/umanistiche).

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