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Natale a Napoli

Raccontare la complessità di Napoli non sarebbe possibile neanche se fossi De Filippo o Sorrentino. Ma una passeggiata nel suo centro storico restituisce un’atmosfera, degli odori e dei colori inconfondibili.

La metropolitana napoletana è unica nel suo genere, perchè ripropone, come modello, la cumana ovvero la circumvesuviana: treni locali, a scartamento ridotto, che collegano i quartieri dell’area metropolitana (estesa per 142 km quadrati) ed i paesi dell’area vesuviana.

Dalla stazione di piazza Garibaldi a piazza Cavour c’è solo una fermata. Ma di qui è possibile salire fino al Museo Archeologico nazionale, a ridosso del rione Sanità.

La facciata del museo archeologico dietro l’iscrizione in marmo che ricorda Totò, lì dove comincia la Sanità (rione in cui il principe Antonio De Curtis nacque)

Da qui scendere a piedi attraversando via di santa Maria in Costantinopoli, piazza Bellini, via san Sebastiano, significa arrivare dritti al mare.

Tra questi vicoli (via mezzo cannone, via Benedetto Croce, via san Domenico), molto frequentati da artigiani, bottegai, artisti e studenti, di turisti ce ne sono pochi (o non si vedono) ed è anche zona di “movida” (come via santa Chiara). Ci sono soprattutto botteghe e artigiani. E’ un presepe a cielo aperto, vicino tra l’altro al vicolo dei presepi, san Gregorio armeno. La cultura e l’identità napoletana è nelle decine di librerie che ci sono in questa zona, tutte che vendono libri di Napoli e su Napoli.

Da piazza Bellini ci spostiamo verso via Benedetto Croce, dov’è la casa in cui ha vissuto Enrico Caruso (o almeno così ci fa credere l’insegna che recita “Il balcone di Enrico Caruso”).

Non è una città turistica Napoli (anche se il numero annuo dei turisti è pari circa a quello degli abitanti di tutta l’area metropolitana: circa tre milioni) nel senso che la città è notoriamente autarchica. Fondata dai cumani nell’VIII secolo a.C., è stata una delle città principali prima della Magna Grecia e poi dell’impero Romano. Ma a caratterizzarla, anche dal punto di vista urbanistico (con il risanamento soprattutto del centro storico), furono i Borboni.

In questo dedalo di vicoli ci ritroviamo dinnanzi al palazzo Venezia, storica residenza privata della Napoli liberty. Decidiamo di entrarci attratti dalla gestione privata ad opera di alcune associazioni locali. All’interno spazi comuni, con bar e terrazzo. E poi sala da the in perfetto stile neoclassico, con tanto di pianoforte (e pianista e cantante all’occorrenza). Esposizione di quadri, gioielli, monili e artigianato. E ancora si organizzano eventi, dalla presentazione di libri alla tombola napoletana.

Napoli è davvero una miniera soprattutto dal punto di vista culturale e artistico. La scena contemporanea infatti è ricchissima di produzioni in campo cinematografico, televisivo e teatrale; ma anche musicale ed editoriale. Culla del teatro (il san Carlo è il più antico d’Europa), e della musica (gran parte della melodia italiana pop deriva dalla canzone melodica napoletano sviluppatasi dall”ottocento al primo dopoguerra, da Salvatore Di Giacomo a Enrico Caruso), Napoli non è chiaramente solamente questo. E’ tant’altro. A cominciare dal cibo.

Due dei “brand” del made in Italy sono tipicamente napoletani: il caffè e la pizza. Se poi ci mettiamo altre prelibatezze culinarie, come il babà, il quadro di una città unica e conosciuto in tutto il al mondo è completo. Mangiamo un babà inzuppato nel rum in una delle caffetterie più antiche della zona, il “Moccia”. e poi a pranzo una pizza napoletana a san Pietro in Maiella.

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