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Umberto Boccioni e l’opera icona del futurismo al Musma di Matera

Forme uniche nella continuità dello spazio” è l’opera in bronzo da oggi visitabile presso il Palazzo delle cento stanze, in via san Giacomo nei Sassi di Matera.

La scultura proviene dalla collezione di Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona di Roma. Copie della stessa scultura sono presenti al MOMA di New York, alla Tate Modern di Londra, al Museo del Novecento di Milano. 

A presentare l’opera, presso gli spazi espositivi del Museo della Scultura contemporanea (Museo unico nel suo genere con una vasta collezione di arte contemporanea), il neo direttore dell’Istituto Italiano di cultura a Parigi, Antonio Calbi, curatore tra l’altro di altre mostre presso la stessa struttura.

Quello di Boccioni – ha detto all’inaugurazione dell’esposizione dell’opera – è un percorso che rappresenta l’apice del futurismo italiano. Lo stesso, per intenderci, di Filippo Marinetti e del gruppo artistico d’avanguardia di inizio ‘900 che salutava la velocità quale nuova cifra dell’uomo “nuovo”

L’opera esposta è in bronzo, ciò che rappresentò un unicum per lo scultore calabrese che per le sue opere usava invece il gesso, e rappresenta un cambio di registro rispetto alla fruizione dell’opera da parte dei visitatori.”

Un’opera fortemente influenzata – ha ricordato ancora Calbi – dalla nascente invenzione del cinema, con l’osservazione delle immagini in movimento. Una fruizione dunque non più statica ma che richiama immediatamente al movimento.”

D’altronde – è ancora il Calbi a spiegare, concludendo – ciò rappresenta anche la rottura del movimento futurista con le forme classiche del passato.”

A coadiuvare la presentazione dell’opera lo storico dell’arte Claudio Strinati che ha spiegato come “la scultura classica vuole i soggetti in pose statiche, ovvero ritratti di uomini pensosi; ciò che invece con il futurismo si vuole decisamente capovolgere.”

Per quanto riguarda invece il materiale usato, – ha detto il critico – si è sempre pensato, dai greci in poi, che il bronzo si il materiale più resistente la tempo. Mentre invece – è qui Strinati ci regala una chicca – molte delle sculture bronzee realizzate dall’antichità sono diventate armi da guerra e e palle di cannone: la maggior parte delle opere oggi in esposizione, infatti, si sono salvate perchè ritrovate dopo secoli in fondo al mare.”

L’opera rimarrà esposta fino al 29 ottobre ed inaugura il ciclo delle esposizioni, “Opera d’onore”.

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