Il “processo impossibile” di Benedetta Tobagi

Un interessante incontro, a cura dell’associazione “Amabili confini”, si è tenuto presso l’Università della Basilicata, nella sede di Matera.

Benedetta Tobagi, giornalista, figlia di Walter (vittima di un attentato terroristico di un gruppo dell’estrema sinistra), ha presentato il suo ultimo libro (edito da Einaudi) “Piazza Fontana. Il processo impossibile”.

Già autrice di “Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre” (2009) e di “Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita” (2013), la quarantatreenne autrice milanese ha incontrato gli studenti di alcune scuole del materano.

La “strage” di Piazza Fontana ha segnato, nella storia italiana recente, uno dei momenti “topici” della c.d. “strategia della tensione” e si inserisce nel contesto internazionale della guerra fredda.



Tobagi, dopo un’introduzione sul contesto storico – politico, è entrata nel vivo del tema del suo saggio, cn il racconto della peripezia giudiziaria di uno dei processi più “torbidi” della storia italiana: diversi, infatti, i fascicoli aperti in diverse Procure italiane  – Milano, Padova, Roma, Catanzaro – per quello che, anche per questo motivo, la stessa giornalista definisce come processo “impossibile”.

Pista nera, pista rossa, coinvolgimento dei servizi segreti, depistaggi e insabbiamenti: tutto questo è stato, da ’69 (l’anno della strage) al 2005 (l’anno dell’ultima sentenza della Cassazione in cui si riconoscono le responsabilità degli appartenenti all’organizzazione di estrema destra , Ordine Nuovo, Giovanni Ventura e Franco Freda, ma non più punibili per il principio del “ne bis in idem”), il processo su un attentato che ha fatto ben diciassette vittime e di cui, lo scorso dicembre, ne è ricorso il cinquantenario.

Attentato che ha segnato l’inizio della stagione delle “stragi” fino alla bomba alla stazione di Bologna dell’agosto del 1980 (passando per gli attentati, quelli più clamorosi, di piazza della Loggia e del treno Italicus nel ’74).

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