attualitàeditoriali

Nord e sud: per un nuovo principio di solidarietà e nuovi modelli urbani

In principio era l’autonomia differenziata: il nord ricco, efficiente e secessionista, stanco di “solidarizzare” con un sud povero, improduttivo e lento, chiede una differenziazione dell’autonomia regionale (quella già in senso federalista del titolo V della Costituzione) sulla base del rapporto spesa regionale/efficienza dei servizi.

La pandemia da covid 19 ha però come ribaltato il principio di sussidiarietà (già presente in Costituzione all’art.118): il sud brutto, sporco e cattivo, si è fatto prima carico di un “lockdown” che avrebbe potuto essere circoscritto (proprio in base a quell’autonomia regionale, il cui rafforzamento e differenziazione sono stati invocati a più voci dalle regioni del nord Italia) alle sole zone colpite in maniera importante dall’epidemia (soprattutto Lombardia e Veneto), e poi si è mostrato pronto ad ospitare (come se fosse una novità quella dei lombardi o dei veneti che trascorrono le vacanze in Salento o in Sicilia) quei settentrionali stanchi dei limiti imposti dalla pandemia con tutti i corollari di ansie e paure.

Oggi Milano è al 10% delle proprie capacità: una città che pare provata dai mesi di chiusura, dagli ospedali pieni ed anche dai lutti. Attività commerciali che non hanno ancora riaperto, o hanno riaperto a singhiozzo; turisti che sono più che altro sporadiche presenze (rispetto ai milioni di visitatori abituali). Una città nuova, quella del dopo expo, che vuole “ritrovare il suo canto”.

Un canto per Milano” è infatti l’iniziativa organizzata per la data simbolica di oggi (il 14 luglio cessa l’obbligo della mascherina per strada in Lombardia) dal teatro Parenti con associazioni e altre realtà culturali.

Al sud, le ferite del coronavirus sono meno visibili. A Matera, ad esempio, recente capitale europea della cultura, a dispetto di previsioni pessimistiche pare che tutte le attività (almeno per quanto riguarda le attività di bar e ristorazione) hanno riaperto i battenti, molti gestori hanno approfittato dei mesi di isolamento per rinnovare i loro locali e c’è anche chi ha deciso, con una buona dose di coraggio, di inaugurare un nuovo club (un sushi bar).

La città è sempre piena di turisti , con numeri chiaramente minori rispetto a quelli dell’anno da capitale europea della cultura, ed anche le attività ricettive (alberghi, ma soprattutto bad and breakfast) hanno riaperto i battenti.

Ed anche la vita quotidiana delle città sembra essere cambiata: mentre a Milano si riscopre il “vicinato” , almeno nei quartieri più periferici, nei piccoli centri, come Matera, la gente stanca del tempo trascorso nelle vicinanze della propria abitazione (magari in zone più lontane dal centro) riscopre il piacere di frequentare e animare il centro storico.

Rispondi