Alla periferia di Tirana

Appena sotto il colle che ospita un cimitero, a circa sei chilometri dal centro della capitale albanese, il quartiere di Kombinat, da fiore all’occhiello dell’industria tessile, si è trasformato in periferia povera e degradata

Percorrendo la strada che porta dal centro alla periferia sud occidentale cambia anche il paesaggio urbano. Mentre la zona dal centro è tutto sommato piena di negozi, anche con brand occidentali e ad uso di una clientela internazionale, lungo la strada che porta al cimitero i negozi diventano botteghe, mercatini. Con i prezzi, ad esempio, che calano sensibilmente.

La strada che dal centro di Tirana porta al quartiere di Kombinat

Ai piedi della collina del cimitero, marmisti e fiorai. Il cimitero è lì, aperto: non c’è un ingresso o altro che ci indichi il luogo in cui ci troviamo. Le bare sono tumulate ai lati della strada. Migliaia di lapidi, fin su verso la cima della collina. Passiamo di fianco ad una cerimonia funebre, molto semplice, molto scarna. E infine siamo su, in cima. Da qui si domina tutto il paesaggio: le lapidi della collina e poi il quartiere di Kombinat.

Un quartiere che contiene ancora alcuni riferimenti al comunismo russo, a Joseph Stalin, in particolare, con una vecchia statua ed una ex fabbrica tessile.

“Quella della sartoria era l’attività principale di questa zona.” – ci spiega Sajfi, che a Tirana, sul monte Djat, ci ha fatto il militare negli anni del comunismo di Hoxha – “Dopodichè con la fine del regime e la caduta del muro di Berlino il Paese ha perso le sue industrie di Stato e questa zona è rimasta abbandonata a sè stessa.”

Delinquenza spicciola e non (ci sono veri e propri clan, oggi riuniti sotto la cd “mafia albanese”, ma con un retaggio forte al passato del Paese – soprattutto quello rurale del nord dell’Albania con la strutture primordiali delle famiglie e dei i villaggi) fanno parlare del quartiere, purtroppo spesso in maniera non positiva con diversi episodi di criminalità ed un alto tasso di violenza (anche di omicidi).

Per la stessa strada ci avviamo verso sud. Dalle colline circostanti Tirana dobbiamo spostarci verso il piano. Ma abbiamo ancora il tempo di immergerci nel passato albanese. E’ una strada secondaria ancora attraversata dai muli con in groppa i loro proprietari. Ai lati della strada signore con i fazzoletti in testa ed il viso arso dal sole improvvisano banchi della frutta o di pannocchie di mais abbrustolito. Qui ci sono ancora i segni del passato del Paese: quello comunista e quello legato a certe forme di superstizioni. I bunker in cemento (molti ancora ce ne sono in tutto il circondario e sul monte Djat) del “claustrofobico” (ossessionato dal nemico) regime non sono mai stati rimossi e rappresentano una sorta di attrazione turistica. Così come i “dordolec” (gli spaventapasseri per il malocchio): orsetti di peluche attaccati (in realtà “impiccati”) ai balconi delle case, che si trovano in tutta l’Albania.

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