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Femminicidio e promozione di una corretta cultura del rapporto uomo-donna

Il fenomeno della violenza maschile sulle donne è un argomento ormai molto dibattuto: si tratta di una delle più persistenti violazioni dei diritti umani al mondo, che, in alcuni casi, non riceve la massima attenzione.

Il femminicidio affonda le radici in una cultura arcaica, ancora attiva: la donna come proprietà dell’uomo. Ad oggi, le notizie della violenza sulla donna, vengono spesso denominate come “raptus”; “momento di gelosia”; “omicidio passionale”. Gelosia, controllo, possessività non sono affatto dimostrazioni di amore, ma indicano i campanelli d’allarme di un rapporto tossico.

Secondo alcune recenti elaborazioni dell’Istat sulle vittime di omicidio, nello scorso 2022 sono stati commessi 322 omicidi. Uno dei luoghi in cui, più frequentemente, vengono intercettate le vittime di violenza è il pronto soccorso, in cui le donne si rivolgono per un primo intervento sanitario. Nel 2022 sono stati 14.448 gli accessi in pronto soccorso, con indicazione di violenza: le giovani donne, di diciotto- trentaquattro anni, sono state le più colpite, seguite dalle donne di trentacinque-quarantanove anni.

È stata messa in campo un’indagine conoscitiva sull’attuazione del percorso di assistenza sociosanitaria, all’interno del pronto soccorso, offerta alle donne vittime di violenza, promossa dal Ministero della Salute: nel periodo di giugno-settembre 2023, in Italia, circa l’80% delle strutture sanitarie dotate di pronto soccorso, ha attivato un progetto, denominato “percorso per le donne che subiscono violenza”. Il percorso protetto garantisce cura, sicurezza, e orientamento ai servizi antiviolenza per le donne, e per i figli minorenni. Si stima che il 19% delle vittime, che inizia un percorso di uscita dalla violenza, lo fa al momento stesso dell’accesso al pronto soccorso.

Il femminicidio che ha riguardato Giulia Cecchettin è l’ennesimo caso che ha sconvolto le coscienze, costringendo tutti a dare uno sguardo al passato, riavviando una profonda riflessione sulle tante donne uccise. È inaccettabile che la vita di una ragazza, giovanissima, di ventidue anni, a un passo dalla laurea, con tante passioni autentiche- in cui molte ragazze possono identificarsi- sia stata ‘violentata’ e poi eliminata. Migliaia di persone hanno riempito la Basilica Santa Giustina, a Padova, ai funerali della ragazza, per darle l’ultimo saluto, mostrando incredulità, rabbia, dolore.

La famiglia di Giulia Cecchettin ha cercato di ‘silenziare’ il proprio dolore, per attivarsi affinché si possano evitare drammi simili ad altre donne, attraverso la divulgazione di una corretta cultura della relazione uomo-donna, in ogni età. La sorella della vittima ha esortato tutti i suoi coetanei a ‘guardare in faccia’ questa terribile realtà, per cambiarla, per porre fine a tutto questo. La dimostrazione dell’umanità, della commossa partecipazione al dolore, da parte di tutti, donano una viva speranza di svolta. Negli ultimi tempi, sono nati i centri antiviolenza in numerose regioni d’Italia, che svolgono attività di accoglienza telefonica; consulenza psicologica; consulenza legale; gruppi di sostegno; orientamento e
accompagnamento al lavoro; ospitalità in ‘case rifugio’, e altri numerosi servizi, coadiuvando le donne nel loro percorso di uscita dalla violenza.

Sono stati istituiti molti corsi di formazione dei carabinieri, e attuate svariate campagne di comunicazione per sensibilizzare più persone possibili contro la violenza. Ancora tanto si può e si deve fare, per evidenziare, instancabilmente, l’importanza della parità di genere tra uomini e donne, la Libertà delle donne, che non deve, in alcun modo, essere lesa. Simone de Beavoir sosteneva: “Una donna libera è il contrario di una donna leggera”.

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