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Sergio Martino, dai B-movie a Quentin Tarantino

Con 66 film all’attivo come regista e circa 44 sceneggiature è stato uno dei registi italiani più prolifici degli anni tra i ’70 e gli ’80, spaziando tra i generi, dalla “commedia sexy” al “poliziottesco” (passando attraverso il “noir”, il “fantastico”, il “western”, fino al genere “sentimentale”) con titoli cult come “I corpi presentano tracce di violenza carcale” o “La coda dello scorpione” e poi ancora “Giovannona Coscialunga, disonorata con onore” o “L’allenatore nel pallone.

La rivalutazione del regista, considerato come regista puramente “di cassetta”, è avvenuta quando, in più occasioni, gli è stato tributato omaggio dal regista americano Quentin Tarantino. Ma la sua rivalutazione è avvenuta anche grazie a critici cinematografici di riviste di settore come “Nocturno” o “Amarcord“, ovvero a critici fuori dalla righe, come Marco Giusti, che ne hanno fatto un’icona da “stracult”.

Il regista ha presentato la propria autobiografia “Mille peccati.. nessuna virtù?” al cinema “Il piccolo” di Matera, insieme alla documentarista Deborah Farina (autrice di “Tutti colori di Sergio Martino“), presentati da Antonio Andrisani e Roberto Linzalone, nell’ambito di “Ritorno a Matera“.

Esattamente sessant’anni fa, infatti, era il 1963, veniva girato a Matera uno dei numerosi film a cui appunto la città dei Sassi ha fatto da sfondo, “Il demonio” a cui Martino fece da assistente alla regia.

Nipote di Gennaro Righelli (uno dei primi registi del cinema muto italiano agli inizi del novecento) e fratello di Luciano (produttore cinematografico), il regista ed il suo cinema sono i protagonisti del documentario della Farina

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