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Sergej, ucraino e cittadino del mondo

E’ nato ad Odessa (la città sul mar Nero, simbolo dell’incontro tra oriente ed occidente, da cui ha tratto ispirazione “O sole mio” e nota per la famosa scalinata Potemkin del regista Eisenstein). Sergej Starkovski (dietro lo pseudonimo vi è un’artista – scrittore e musicista -, un attivista politico ed un instancabile viaggiatore) è il ritratto di tanti giovani ucraini (o almeno quelli che sono cresciuti nell’Ucraina indipendente e post comunista) mitteleuropei, che parlano tre, quattro lingue, che si sentono cittadini del mondo e che combattono (soprattutto culturalmente) contro la cappa dell’oppressione imperialista posta in essere da Putin.

La sua madrelingua è il russo, come spiega in un post su facebook, anche se “in questo momento mi trovo a disagio a parlare nella lingua che ho imparato nella scuola dell’Ucraina sovietica.”

La scalinata resa nota dal film “la corazzata Potemkin” del regista Sergej Eisenstein

Quella linguistica è una delle questioni, non secondaria, della guerra scatenata dalla Russia in territorio ucraino.  Infatti Sergej così scrive a proposito della sua predilizione per il “ruski” (è questo il termine che usano i sovietici per indicare la loro lingua) “A volte le persone mi chiedono: “perché comunichi nella lingua dell’occupante?” La mia risposta: “occupando la lingua dell’occupante!” Ecco cos’è la mia scrittura: ucrainizzazione della lingua russa.”

Insomma, come ha spiegato in una recente intervista al quotidiano La Repubblica, lo scrittore Yuri Andrukhovych “Credo che nel prossimo futuro tutti gli ucraini comunicheranno in una sola lingua, l’ucraino. Molte persone che dichiaravano di parlare russo, dal 24 febbraio non lo parlano più.” Sarebbe questo uno dei mezzi di lotta portati avanti  (anche per una sorta di tam tam sui social) per rivendicare e dimostrare l’identità ucraina.

Ha animato anche un happening culturale nella capitale tedesca dopo i fatti di piazza Maidan del 2014 e come gran parte della popolazione ucraina (quella non filo russa o separatista) si sente in Europa pur non rinnegando le proprie origini.

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