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Nessun tappeto rosso per Al Sisi

Intervista a Riccardo Noury (presidente Amnesty International Italia) sui diritti umani in Egitto e sugli sviluppi dei processi Giulio Regeni (in Italia) e Patrick Zaki (in Egitto).

Com’è andata la manifestazione del 16 febbraio “Nessun tappeto rosso per Al Sisi” del 16 febbraio?

“Ha avuto un buon seguito mediatico ed ha trovato anche l’appoggio di alcuni parlamentari europei.”

Perché Amnesty International ha lanciato questa campagna?

“La manifestazione del 16 febbraio e le critiche di Amnesty (ed insieme quelle di alcuni parlamentari europei) hanno la loro ragion d’essere per le continue e palesi violazioni dei diritti umani perpetrate in Egitto (ndr.: sarebbero circa sessanta mila i prigionieri politici nel Paese egiziano che, tra l’altro, è classificato al 166° posto per quanto riguarda il rispetto della libertà di stampa). Controprova di ciò, se vogliamo, è che nelle ore immediatamente successive alla manifestazione, Ahmed Samir, studente egiziano condannato nel giugno 2021 a quattro anni di carcere, ha ottenuto un nuovo processo.”

Una delle manifestazioni di Amnesty international (organizzazione non governativa premio Nobel per la pace) – Foto: www.amnesty.it

Perché “nessun tappeto rosso per Al Sisi”?

“Alla vigilia del vertice tra Unione Europea ed Unione africana (ndr: che si è svolto il 17 ed il 18 febbraio a Bruxelles alla presenza di circa 50 capi di Stato africani e dei rappresentanti dei 27 Paesi membri dell’Unione Europea), il presidente Al Sisi è stato in visita dal re del Belgio. Noi abbiamo voluto ricordare con la nostra campagna, “Nessun tappeto rosso per Al Sisi”, in contemporanea all’incontro, come l’Egitto sia un Paese palesemente coinvolto in gravi violazioni dei diritti umani.”

Quali testimonianze di queste violazioni sono state portate alla manifestazione?

“Alla manifestazione, oltre alla fidanzata di Ahmed Samir, era presente anche Ramy Shaath, prigioniero di coscienza recentemente scarcerato ed espulso verso la Francia.”

Qual è lo stato attuale dei due processi per cui l’Italia si sta trovando ad affrontare una difficile partita politica con l’Egitto: il processo agli esecutori delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni e quello nei confronti dello studente egiziano dell’Università di Bologna, Patrick Zaki?

“Innanzitutto ricordiamo che nel caso di Giulio Regeni, l’ultima udienza (ndr: la prima del dibattimento dinnanzi alla Corte di Assise di Roma) purtroppo si è conclusa con il rinvio del processo al Giudice per l’udienza preliminare per la mancanza della prova della notifica ai quattro imputati (uomini del servizio segreto civile egiziano) dei reati loro ascritti (sequestro, tortura ed omicidio). Ad aprile si terrà una nuova udienza ed il paradosso è che gli accusati, membri del governo egiziano , non potevano non sapere (facendo parte della stessa struttura amministrativa egiziana) delle notizie di reato giunte dalla magistratura italiana. La partita rispetto al superamento dell’impasse giudiziario è tutta politica; ricordiamo che nel processo Regeni l’Italia si è costituita parte civile. Politica italiana che nel processo Zaki – lo studente egiziano è stato scarcerato lo scorso dicembre dopo quasi due anni di “carcerazione preventiva” – si è fatta sentire alzando la voce.”

Quale il ruolo di Amnesty?

“Compito di Amnesty è di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sulle questioni dei diritti umani. “

Quali sono i prossimi appuntamenti per quanto riguarda i processi Giulio Regeni e Patrick Zaky?

“Il 6 aprile è prevista la prossima udienza in Egitto per il processo a carico di Patrick Zaki (ndr: accusato dalla giustizia egiziana di aver fatto propaganda sovversiva tramite post su facebook.). L’11 aprile, invece, è prevista un’udienza innanzi al Gup di Roma per il processo Regeni avendo lo stesso giudice concesso del tempo ulteriore per la ricerca degli indirizzi degli imputati.”

Perché Amnesty international non è costituita parte civile?

Rispetto al processo Regeni non ci siamo costituiti parte civile in seguito alla richiesta della famiglia per non allungare i tempi del processo. Mentre nel processo Zaki non l’abbiamo fatto perché in Egitto non abbiamo titolo a farlo.”

Come, e se, influiscono i rapporti economici (in particolare per la fornitura di armi del nostro Paese a quello egiziano) tra Italia ed Egitto?

“Nei prossimi mesi è attesa la relazione sull’export di armi nel 2021. E non ci saranno sorprese a scoprire che l’Egitto è il nostro principale acquirente (e questo anche prima dell’affare dell’acquisto delle due fregate militari Fremm del 2020 da Fincantieri). L’Italia si aspetta che paradossalmente tramite questi accordi economici si possano raggiungere maggiori risultati anche in ambito diplomatico.”

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