Il nesso di causalità tra le misure anti covid e l’indice di contagio

I contagi in Lombardia e Piemonte sono circa 1/3 del totale italiano. Questo dato induce ad alcune riflessioni, prima fra tutte quella (di natura statistica) se in assenza di tali misure (o co metodi meno stringenti come quelli adottati in altri Paesi europei) l’indice o la curva di contagio sarebbero stati gli stessi.

Stesso discorso andrebbe fatto per il tasso di mortalità, ossia quanti dei decessi siano stati causati effettivamente dal coronavirus o, in termini più generali (e purtroppo freddamente sgradevoli) se in assenza del virus avremmo avuto lo stesso numero di decessi (altre patologie – in particolare dovute ad inquinamento ambientale – , incidenti stradali, incidenti sul lavoro, ecc.).

Ma queste sono considerazioni che potrebbero farsi solo in condizioni di non emergenza e che probabilmente altri Paesi (come Germania o Svezia) hanno fatto.

E qui siamo ad un problema tutto italiano: quello di risolvere la maggior parte dei problemi che riguardano il sentire della popolazione (e che spesso hanno a che fare con ataviche paure – vedi anche la questione immigrazione) con provvedimenti di emergenza e non con piani strutturali. Quello che giustamente Marco Damilano sull’ultimo numero de L’espresso chiama “errore di sistema”.

R0 (erre con zero) è l’indice di contagiosità. Quello che, in sostanza, indica il grado di trasmissibilità del virus. Per gli esperti “con Ro inferiore ad 1 si va verso l’eliminazione della malattia“.

La domanda che però ci poniamo è quanto il lockdown influisce effettivamente sulla diminuzione dell’RO?

In altre parole quale il nesso di causalità tra le misure adottate dal governo e la diminuzione dell’indice del contagio?

In considerazione soprattutto del fatto che se in questa fase (la cd “fase due”) sia giusto dal punto di vista dell’opportunità politica avere un atteggiamento, nonostante tutto, limitativo di fondamentali libertà costituzionali, o se invece con adeguate misure di protezione individuale lasciare ai cittadini una maggiore responsabilità e avere in tal modo ugualmente una regressione del contagio.

E ciò considerando anche la diversa incidenza, sia del contagio che della mortalità, regione per regione.

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