Francesco Basentini, dalla DDA al DAP

Ha prestato servizio presso la Procura di Potenza ed è stato titolare di inchieste lucane eccellenti come “Rimborsopoli” (indagati tra gli altri due ex presidenti di regione, Vito De Filippo e Marcello Pittella) o quella nei confronti dell’ENI (che portò nel 2016 alle dimissioni dell’allora ministro Federica Guidi).

A Potenza ha ricoperto il ruolo di procuratore aggiunto occupandosi, in particolare insieme al sostituto dott.ssa Laura Triassi, di reati che rientrano nell’ambito di quelli assegnati alla locale Direzione distrettuale antimafia, ossia associazioni a delinquere, reati contro la pubblica amministrazione e reati ambientali.

In materia di reati di cui al 416 bis ha istruito in particolare il processo cd. dei “basilischi”, quello dell’associazione di stampo mafioso di clan del vulture-melfese. Il più importante pentito di quell’associazione, Antonio Cossidente, è proprio a Basentini che ha rilasciato le dichiarazioni che hanno smantellato il clan con a capo Gino Cosentino.

Alla ribalta in questi giorni il nome di Basentini per il polverone sollevato (fino alla mozione di sfiducia nei confronti del guardasigilli Alfonso Bonafede) dal magistrato siciliano Gaetano Di Matteo per la mancata nomina a direttore del DAP (dipartimento amministrazione penitenziaria) proprio per sostituire il dimissionario magistrato lucano.

A determinare le dimissioni di Basentini sarebbero state prima la gestione delle rivolte scoppiate nelle carceri lo scorso marzo (con ben 13 vittime tra i carcerati e circa settanta evasioni) e poi una circolare con la quale si dava atto di un pericolo di contagio all’interno delle carceri e che hanno spinto diversi avvocati a chiedere la scarcerazione di diversi detenuti (circa cinquecento quelli che l’hanno ottenuta, tra cui diversi esponenti della criminalità organizzata, come uno dei boss dei casalesi, Michele Zagaria).

Un momento delle proteste nel carcere di Modena (foto: Ansa)

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