Gazi ovvero Atene glocal

E’ uno dei quartieri più moderni di Atene, dove la crisi economica sembra vinta dall’ingegno, la creatività e l’intraprendenza di start up, attività di ristorazione e di ricezione turistica.

Se ci arrivi alle 4.00 del mattino, la sensazione è quella di un posto che ha appena cominciato a vivere. Taxi che scarrozzano giovani e meno giovani, turisti e gente del posto. Sulle due direttrici principali, che si dipanano dalla stazione metro di Kerameikos, club di tendenza o a tema, taverne tipiche greche, night club e disco bar.

Una struttura di ricezione alberghiera (che più che un ostello è anch’esso un club, dove persone di tutte le nazionalità di ritrovano a fare attività comuni o solo a condividere lo spazio ricavato da uno dei tanti stabilimenti dismessi della zona) fa ceck-in 24/24 e 7/7.

“Bed Station” è, insieme a “Loft”, esempio di “ostello diffuso” in strutture industriali recuperate

Technopolis, a valle del Partenone, era un distretto industriale per la raffinazione e distribuzione del gas (in particolare del metano), oggi completamente riqualificato in maniera utile e felice. Capannoni dismessi che diventano musei d’arte e spazi espositivi, con i nomi dei più importanti poeti greci. Una sorta di “museo” industriale, nel quartiere di Gazi, in cui il fermento culturale è dedicato al compositore Manos Hatzidakis.

Uno dei murales sparsi per il quartiere

Centro del divertimento e della sperimentazione urbanistica, Gazi è piccolo come quartiere, ma, forse proprio per questo, rappresenta quanto di più sostenibile e vitale possa esserci oggi ad Atene, capitale di quella Grecia che ancora sta pagando l’austerity di Tsipras e solo da qualche anno risollevata da una recessione con segno meno. Un vero e proprio miscrocosmo in una città che comunque sconta tutti i problemi della metropoli.

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