Manifestazione di solidarietà anti-caporalato

Si è tenuta a Matera, venerdì in piazza Vittorio Veneto, una manifestazione di solidarietà, nei confronti degli immigrati occupati come stagionali e contro il caporalato e ogni forma di razzismo, organizzata da tutte le sigle sindacali.

In aziende agricole del materano, infatti, erano impiegati molti dei lavoratori stagionali alle dipendenze di “caporali” calabresi, dalle cui intercettazioni (dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Cosenza) è emerso un contesto di sfruttamento (lavoratori pagati con salari da fame, addirittura intorno alle 10 euro al giorno) e razzismo (epiteti come “scimmie”).

Quella al caporalato è una lotta che nel nostro Paese viene condotta soprattutto nel mezzogiorno, dove il fenomeno è più diffuso. Per far fronte a ciò è stata emanata una normativa molto stringente che punisce gli sfruttatori di mano d’opera con pene piuttosto severe. la legge di riferimento è quella emanata dall’ex ministro Orlando.

Un fenomeno che nel meridione ha assunto le proporzioni di un’emergenza sociale con accampamenti abusivi (Calabria, Basilicata, Puglia, Campania), immigrati morti in roghi, rivolte e rapporti “tesi” con le popolazioni limitrofe. In alcune aree, come nel foggiano o in Calabria, poi gli interessi delle cosche spesso coincidono con quelli dei “caporali”.

L’ultima inchiesta, in ordine temporale, ha condotto all’emissione di circa quaranta ordinanze di custodia cautelare (nei confronti degli organizzatori di una vera e propria “tratta” di esseri umani per l’impiego nei campi) nonchè al sequestro di una decina di aziende agricole del sud della Basilicata, dove vengono impiegati gli immigrati (perlopiù senza permesso di soggiorno e abitanti in casolari o accampamenti abusivi) come raccoglitori di frutta, pomodori, ecc.

In quest’ultimo caso ad aggravare la situazione oltre ad una situazione di sfruttamento anche un contesto segnato dal razzismo, proprio nel periodo delle proteste mondiali contro il “razzismo” in USA e mentre a Borgo Mezzanone l’ennesimo immigrato (un senegalese) ha perso la vita nel rogo di una baracca.

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