Dove nasce la crisi della sinistra

Atene è città complessa. La Grecia, nazione autarchica. Per capire dove nasce la crisi della sinistra in Europa forse è proprio da qui che bisogna partire.

 

Che la Grecia non sia un Paese esattamente “ricco” lo si nota già dalle sue strade (soprattutto quella che porta da Patrasso ad Atene) poco illuminate e dalle autostrade dove, invece degli autogrill, vi sono delle semplici strutture in cemento per fare i propri bisogno; la Grecia, inoltre, è poco urbanizzata al suo interno (tutto il Paese conta circa 10 milioni di abitanti).

La crisi economico-finanziaria del 2007 qui ha colpito duramente e subito  organizzazioni e partiti populisti hanno attecchito tra la gente. Soprattutto in quel ceto medio impoveritosi in tutto il mondo. Un partito, di destra e populista, come “Alba dorata” è proprio in questo periodo che ha cominciato a macinare consensi, per poi entrare nel Parlamento greco nel 2012.
Arrivare ad Atene in piena notte alla stazione centrale (di Larissa) significa essere presi d’assalto da tassisti compassati ed esperti ed essere portato nella piazza di Omonoia.
Qui dinnanzi all’hotel “Cosmopolit” (che per essere in Grecia, culla della civiltà e dell’occidente, è nome decisamente azzeccato) bivaccano barboni e prostitute.

Nello stesso stabile in piazza Omonia: l’hotel Cosmopolit, la sede del partito comunista greco e l’insegna di un cinema a luci rosse

“La crisi greca si puo’ riassumere in questa piazza , miseria , normalita’ , ricchezza si mescolano facendo a pugni” (da Tripadvisor).

Nonostante, però, le rassicurazioni di alcuni feedback di utenti di un un sito di viaggi come tripadvisor, quella di Omonoia non è esattamente una zona “tranquilla”. Interi stabili sono in stato di abbandono. Si vende a pochissimo prezzo ogni genere di droga (eroina e oppio seguono la rotta turca, proveniendo dall’Afghanistan). In questa piazza, inoltre, è molto alto il numero di casi di overdose proprio per quantità e qualità di droghe come eroina, metanfetamine e crack.

Siamo nel pieno centro di Atene, a due fermate di metropolitana da piazza Sintagma, praticamente nel quartiere anarchico di Exarchia.

Murales in piazza Exarchia

Segno di questa crisi: un ex hotel di lusso al cui ingresso ha trovato dimora  un clochard.

La Grecia solo fino al 2015 (prima cioè dell’elezione del Governo Tsipras e dell’attuazione di una serie di misure per ridurre l’enorme debito pubblico e per restituire il cd “prestito di salvataggio”) è stata sull’orlo del fallimento, con un debito pubblico pari a quasi il 200% del PIL nazionale.

Le politiche di austherity, volute da Commissione Europea e Germania e accettate dal governo Tsipras, hanno “salvato” il Paese, ma allo stesso tempo hanno fatto perdere continuamente voti e affezione ai partiti di sinistra (soprattutto al PSOC che aveva addirittura governato in coalizione allargata con Nuova Democratia).

E’ questo è successo in Grecia così come che in altri Paesi d’Europa (anche, chiaramente, in Italia): la “sottomissione” dei partiti dell’area socialista o di sinistra ai diktat della finanza pubblica internazionale è stata percepita come un tradimento.

In Grecia, e ad Atene in particolare, è molto diffuso il fenomeno degli squatters (occupanti “abusivi” di case), soprattutto perchè sono migliaia gli edifici pubblici e privati abbandonati. Così come diversi sono i circoli anarchici. Il fenomeno dell’immigrazione, inoltre, qui è sempre stato di “casa” (a partire almeno dalla “diaspora” dei turchi in Grecia nel 1922), tanto che nel 2012 si contavano circa un milione di immigrati clandestini. Il fenomeno si è intensificato con l’esodo massiccio dei profughi siriani nel 2016, nonostante la Grecia non sia Paese di approdo per gli immigrati (quanto meno per quelli richiedenti asilo).

Oggi, comunque, la Grecia pare comportarsi come una nazione, nonostante sia paese membro dell’UE e dell’eurozona, decisamente autarchica: è il caso, ad esempio, della compagnia telefonica di Cosmote che detiene la proprietà delle infrastrutture per le reti mobili in tutta la Grecia; ebbene nonostante una direttiva UE preveda che tali soggetti, operanti nei Paesi UE, debbano consentire ai gestori di telefonia di altri Paesi di poter “appoggiarsi” sulle loro reti e consentire così ai propri clienti di poter navigare in internet gratuitamente (o secondo il piano tariffario della nazione di provenienza), tale compagnia ti “obbliga” all’acquisto delle loro schede prepagate.

Contraddizioni e contrasti propri di un Paese abituato a vivere da sempre (per posizione geografica, per storia e per cultura) sull’orlo, tra oriente e occidente, tra mediterraneo ed Europa; sul crinale, sul filo della “crisi” (dal greco krino: separare, cernere, dividere).

 

 

 

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