Esiste un modello lucano dell’accoglienza?

 La Basilicata è la terza regione più piccola d’Italia con un numero di “migranti” che ad oggi è di circa duemila unità. Parliamo di migranti registrati nei centri di prima accoglienza, in maggior parte richiedenti asilo. In questi ultimi anni il loro numero è raddoppiato all’indomani di un provvedimento che ha “ricalcolato” la redistribuzione dei migranti in base al numero degli abitanti della regione ospitante, con un rapporto di circa 1 a 30. Il provvedimento si era reso necessario soprattutto dopo il picco dei flussi raggiunto nel 2016 quando il numero degli sbarchi (provenienti soprattutto dalla Libia) sulle coste italiane ha raggiunto le 200.000 unità.

In Basilicata il fenomeno è noto soprattutto a partire dai primi anni del 2000, quando, in particolare a Matera, gli immigrati richiedenti asilo erano nell’ordine delle cento unità (con una prevalenza di immigrati di origine nordafricana e slavo/albanese). Non vi erano CPT (centri di permanenza temporanea) ed il fenomeno era gestito prevalentemente da associazioni di volontariato in collaborazione con gli enti pubblici (Regione e comuni).

Oggi invece ad occuparsene sono cooperative (e/o fondazioni) secondo il metodo di gestione degli SPRAAR.

Nei due anni passati sono stati firmati in Basilicata due protocolli che fissano altrettanti progetti per l’accoglienza dei migranti e la salvaguardia dei diritti umani: il primo, “We are the people”, firmato dalla regione Basilicata con un magnate egiziano per la realizzazione di un progetto di accoglienza nell’ottobre del 2016; il secondo”Carta di Matera per la salvaguardia dei diritti umani” della scorsa primavera che rappresenta una sorta di dichiarazione di intenti dei soggetti che fanno parte dell’Osservatorio regionale sui migranti .

Anche in Basilicata del resto non mancano le criticità, soprattutto in riferimento al fenomeno del caporalato (relativamente allo sfruttamento dei migranti come forza lavoro nei campi), a quello della truffa ai danni dello Stato (per intascare i fondi dello SPRAAR)) ed a quello del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

A proposito del fenomeno del caporalato vi è da dire che la Basilicata rappresenta un territorio (insieme alle altre regioni del mezzogiorno) molto esposto. Tanto che le due prefetture (di Matera e di Potenza) nel novembre 2016 hanno siglato un accordo sperimentale con la Regione per contrastare tale fenomeno (in seguito soprattutto alla visita del ministro Orlando a Foggia su segnalazione della DDA di Foggia ed all’emanazione della legge “anticaporalato”).  Ad ottobre 2016 è stato invece eseguito un provvedimento di misura cautelare nei confronti dell’amministratore unico di una cooperativa che si occupa di accoglienza migranti con l’accusa di truffa aggravata per un importo di circa nove milioni di euro. Mentre lo scorso dicembre la DDA di Potenza ha emanato decine di provvedimenti cautelari nei confronti di altrettanti soggetti che avrebbero favorito l’immigrazione clandestina di diversi immigrati (soprattutto pakistani) rilasciando falsi contratti di lavoro.

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