Berlusconi: il conflitto irrisolto e la parabola politica

Era il ventennio. Nei libri di storia si parlerà di Berlusconi come colui che ha traghettato l’Italia verso la seconda Repubblica, aprendo così l’antagonismo, durato appunto vent’anni, tra  “berlusconismo” ed “antiberlusconismo”: il primo caratterizzato da un conflitto d’intessi “gigantesco” (il “re” della televisione commerciale e delle relative concessioni pubblicitarie anche fondatore e presidente di un partito politico e poi presidente del Consiglio per ben quattro volte) e da una serie di leggi “ad personam” (molte scritte ed emanate per risolvere i suoi guai giudiziari), il secondo da un sentimento diffuso (ma declinato diversamente) sia nella sinistra di governo che in quella più radicale.

 

Sin dalla sua prima elezione nel 1994, Berlusconi ha dovuto fare i conti con avvisi di garanzia a raffica e guai giudiziari di vario genere: il primo dei quali da parte della Procura di Milano (indagini condotte da Antonio Di Pietro, che di lì a qualche anno entrerà in politica) con un invito a comparire fatto recapitare al Presidente del Consiglio per una questione inerente a tangenti  pagate alla Guardia di Finanza da alcune società  del gruppo Mediaset (Fininvest, Mondadori, Mediolanum e Videotime).

Una legge sul conflitto d’interessi in Italia è stata emanata solo nel 2004, vigente però il secondo governo Berlusconi. La legge “Frattini”, dunque, non poteva essere idonea a disciplinare una materia che ha visto coinvolto in prima persona l’ex presidente del Consiglio. Anche perché sostanzialmente quella legge prevede che il controllo sulle attività economiche sia fatto solo dopo che il soggetto ha avuto incarichi di Governo. Una “nuova” legge sul conflitto d’interessi, in realtà, esiste (ed introdurrebbe un controllo preventivo – chi si trovi conflitto d’interessi non può accedere a incarichi di governo – relativo alle attività economiche del soggetto) ed è stata scritta e proposta da deputati PD a cavallo tra la XVI e la XVII legislatura ma, approvata alla Camera il 25 febbraio 2016, non ha mai concluso il suo iter parlamentare per l’approvazione definitiva.

In attesa dell’esito del ricorso sull’applicazione della legge Severino, innanzi alla Corte Europea di Strasburgo, Silvio Berlusconi , pur essendo decaduto da senatore nel 2013 e non potendosi ricandidare, non si è mai ritirato dalla vita politica. Anzi il partito da lui fondato porta il suo nome nello stemma ma alle ultime elezioni politiche all’interno della coalizione di centro destra ha dovuto cedere il passo a Matteo Salvini, leader di quello che è diventato il primo partito della coalizione.

 

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