“Un borghese piccolo piccolo” con Massimo Dapporto

Al Teatro Mercadante di Altamura inaugurata la stagione della prosa con l’adattamento teatrale del romanzo di Vincenzo Cerami e del celebre film di Mario Monicelli.

La locandina del film di Monicelli del 1977

 

Negli anni ’70 il film di Monicelli segnò un cambio di passo nel cinema italiano: dalla stagione del “neorealismo”, che fotografava un’Italia si “massacrata” dalla guerra ma con una voglia di rinascita, si passava a quella di un cinema, se vogliamo, ancor più disincantato, in quella tragicommedia di cui lo stesso Monicelli, o Ettore Scola, ne era il capostipite. Ma il “borghese” (tratto da un romanzo di Vincenzo Cerami) rappresenta soprattutto l’immagine dell’italiano medio nell’Italia del posto fisso, dei ministeri e dei concorsi pubblici, e dei sogni (appunto “piccoli, piccoli”) di una casetta al lago.

Una maschera tragica (che un grande attore come Alberto Sordi riuscì a farla anche comica) quella di Giovanni Vivaldi che vede sfumare, in una grigia e piovosa mattina, tutti quei desideri “borghesi” che aveva proiettato sul figlio Mario.

Con una scrittura assolutamente precisa emerge il ritratto di un uomo ossessionato dalla quotidianità che non esita neanche un istante ad iscriversi alla massoneria pur di raccomandare il figlio al concorso ministeriale e che vede svanire in un istante tutte le sue illusioni e la costruzione di una famiglia ideale (quella di suo figlio Mario e della moglie Amalia) in un mondo dove corruzione e violenza la fanno da padrone.

Nell’adattamento teatrale di Fabrizio Coniglio emerge ancor di più la ripetitività delle ossessioni del personaggio, rese da una scenografia essenziale e dal ritmo serrato (repentini cambi di scena) del racconto.

Rimane comunque magistrale il racconto di uno spaccato, sociale ed umano, fatto da Cerami con il suo romanzo del 1976.

Il romanzo di Cerami nelle edizioni tascabili di Einaudi

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