“Noi tutti” di Mario Capanna

Non è un libro sul ’68 (ve n’è una produzione sterminata sull’argomento). M più precisamente su ciò che il ’68 ha lasciato in eredità.

Il libro edito da Garzanti

“Stiamo parlando – ha detto Capanna in un incontro pubblico organizzato dalla società Dante Alighieri – infatti di tutta una serie di diritti e libertà che prima di allora erano impensabile: basti pensare alla riforma del diritto del lavoro o a quella del diritto di famiglia.”
Capanna è stato uno dei fondatori del movimento studentesco ed operaio formatosi in Italia sulla scia del maggio francese e delle manifestazioni negli Stati Uniti contro la guerra del Vietnam; è stato inoltre Segretario e coordinatore di Democrazia Proletaria con il quale è stato prima parlamentare europeo e dopo deputato.
Sollecitato su questioni prettamente economiche, quali, ad esempio, il destino del capitalismo “tradizionale”italiano (quello, per intenderci, delle grandi famiglie ovvero delle industrie di Stato), Capanna ha risposto che “la crisi economico-finanziaria, che ha colpito a livello mondiale, deve imporre un cambio di rotta anche in vista delle conseguenze, davanti ai nostri occhi, del capitalismo in genere: l’aumento delle disuguaglianze o la “violenza” sull’ambiente. In particolare l’1% della popolazione mondiale detiene le ricchezze del restante 99% e poi ci si meraviglia che i “disperati” del mondo vengano “a casa nostra” attratti dai lustrini”.

“Il riscaldamento globale – ha concluso – è lì a dirci che ormai siamo ad un passo dall’irreversibilità”.


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