Bari: il quartiere Libertà e il “business” degli affitti agli immigrati

Fino ad una decina di anni fa era il quartiere degli studenti fuori sede per antonomasia. Universitari provenienti da ogni parte della Puglia e dalle regioni limitrofe iscritti alle facoltà dell’Ateneo e di Giurisprudenza.



“Un quartiere sorto agli inizi del secolo che inizialmente ha avuto gravi problemi di potabilizzazione e fognature” – ci spiega un residente – ”infatti l’tubature e acquedotto furono costruiti proprio in quel periodo (inizio del secolo scorso) con gli scarichi che andavano direttamente in mare dal lungomare Vittorio Veneto.”

Una zona decisamente popolare proprio a ridosso del più aristocratico e chic quartiere Murat, noto per le costruzioni liberty e lo “struscio” della centralissima via Sparano, nel quadrilatero compreso tra via Nicolai, Corso Cavour, corso Vittorio Veneto e via De Rossi.

Gli immigrati hanno cominciato a popolare la zona da una decina d’anni. Molti i rifugiati ed i richiedenti asilo (dunque regolari) provenienti dai C.A.R.A. di Bari San Paolo e di Borgo Mezzanone (nel foggiano). In gran parte sono di nazionalità nigeriana e senegalese.

Gli immigrati scelgono e propendono di venire e fermarsi in locali fatiscenti, privi degli adeguamenti necessari all’agibilità degli stessi e concessi loro a costi irrisori da parte dei relativi proprietari, in passato spesso e volentieri affittati a studenti universitari fuorisede.

Ed è proprio per via di segnalazioni di immigrati “stipati” in tuguri e scantinati che vi sono continui controlli delle forze dell’ordine locali, in primis dei vigili urbani .

Alcune segnalazioni hanno portato, in particolare, in via Ravanas 183 e in via Dante 389. Locali, alcuni anche ad uso deposito: nel primo caso si tratta di uno scantinato in cui, almeno fino allo scorso agosto, ci vivevano alcune persone sicuramente in condizioni disagiate, dove l’unico punto dal quale entra luce e aria è una grata sul marciapiede esterno. Dalle fessure è possibile solo intravedere le condizioni di degrado in cui possono vivere questi “inquilini” del quartiere libertà di Bari nell’anno del signore 2018.

La visita del ministro Salvini, lo scorso settembre, a pochi giorni dall’emanazione del decreto sicurezza ha sollevato ulteriormente la questione: mentre il modello dell’accoglienza diffusa di Riace è messa fortemente in discussione, nel barese, ed in centro città in particolare, l’immigrazione è diventato affare per proprietari senza scrupoli.

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